Il consenso informato
Il consenso informato è il nuovo paradigma in cui inscrivere il rapporto medico - paziente. Per capirne di più ed orientarsi nelle problematiche connesse a questa nuova ottica, un ottimo strumento è il seguente testo di Paola Binetti.
Alcune sintetiche indicazioni tratte dal libro:
· La pratica del
consenso informato pone al medico nuovi obiettivi anche sul piano
dell’educazione del paziente, che diventa parte integrante del processo di cura
(Binetti 2010, p. 26).
- spiegare le cose;
- utilizzare un
linguaggio accessibile;
- mettere in campo una
profonda onestà intellettuale, necessaria per valutare e prospettare le
alternative possibili.
·
È necessario che il medico, proprio per essere
miglior medico, torni ad essere anche doctor
philosophiae, come è accaduto per molti secoli, perché non può certo
sottrarsi alle eterne domande che dietro il concetto di salute e malattia, di
vita e di morte, pongono anche interrogativi sul bene e sul male, sul vero e
sul falso (Binetti 2010, p. 29).
· Necessità di un
approccio multi- e trans-disciplinare alla formazione del medico e alla
malattia del paziente.
·
L’esperienza di
questi ultimi anni ci mostra quanto sia facile fermarsi all’impatto emotivo che
certi problemi spesso presentano e accontentarci di risposte rassicuranti, che
non mettano in discussione le nostre certezze personali e professionali
(Binetti 2010, p. 31).
· Il diritto alla salute. È tutelato dall’articolo 32 della Costituzione. Si
tratta di un diritto, che a sua volta rimanda ad altri due diritti: quello alla
vita e quello all’autodeterminazione. I tre diritti rappresentano un unico asse
intorno al quale ruota la nostra esistenza. Vanno presi in considerazione
sapendo che possono articolarsi in modo diverso nelle diverse circostanze
dell’esistenza (Binetti 2010, p.33).
·
Il medico deve
diventare o tornare ad essere, maestro
di educazione sanitaria, senza saccenteria e supponenza, ben sapendo che
prevenzione, cura e riabilitazione passano sempre attraverso il filtro di una
conoscenza consapevole dei modi e dei fini a cui tende ogni terapia (Binetti
2010, p.33).
·
Davanti alla minaccia
di una medicina dis-umanizzata si propone una medicina umanistica,
personalistica, caratterizzata da una antropologia scientifico-metafisica, che
parta sempre dalla domanda essenziale su chi è l’essere umano, per riflettere
sulla realtà della malattia e sulla qualità del rapporto di cura. Il fondamento
metafisico a cui si vuole tornare in modo consapevole permette di contenere il
rischio di un relativismo etico strisciante, che sta ribaltando dalle sue
fondamenta il senso stesso della medicina (Binetti 2010, p. 34).
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