La morte "on demand"
Il caso di Noa Pothoven la ragazza di 17 anni che ha ottenuto il suicidio medicalmente assistito, in Olanda suo Paese natale, a causa della sofferenza psichica di cui non riusciva a liberarsi a seguito di diversi stupri subiti, apre il dibattito su quella che viene chiamata ormai "morte on demand" ossia morte su richiesta.
Al di là della retorica ideologica e delle posizioni che legittimamente difendono coloro che intervengono nel dibattito culturale e pubblico su queste tematiche, sembra opportuno chiarire i termini che potrebbero rientrare in tale discussione, attraverso una serie di interrogativi. Prima di tutto occorrerà chiedersi: può la morte essere oggetto di diritto? Non dovrà essere invece considerata come un dovere inscritto nel limite della natura? Non entra lo Stato in contraddizione quando difende contemporaneamente il diritto alla vita e il diritto alla morte? Tale contraddizione non dovrà essere legittimamente definita barbarie? O bisognerà considerare la morte on demand come un qualunque altro servizio sanitario? (cf. Editoriale Il Foglio 5 giugno 2019)
Sicuramente dobbiamo sottolineare che questa questione apre la riflessione su qualcosa di ben più radicale che una semplice contrapposizione di "fanatici" ossia l'approdo al "Mondo Nuovo" che si profila davanti a noi: il mondo post-umano! E questo richiede uno sforzo di riflessione comune e senza pregiudizi di qualsiasi tipo.
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