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Atti degli apostoli 3,1-11
Guarigione di uno zoppo
1 Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell'ora nona, 2 mentre si portava un uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano presso la porta del tempio detta «Bella», per chiedere l'elemosina a quelli che entravano nel tempio. 3 Vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, egli chiese loro l'elemosina. 4 Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su di lui, disse: «Guardaci!» 5 Ed egli li guardava attentamente, aspettando di ricevere qualcosa da loro. 6 Ma Pietro disse: «Dell'argento e dell'oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» 7 Lo prese per la mano destra, lo sollevò; e in quell'istante le piante dei piedi e le caviglie gli si rafforzarono. 8 E con un balzo si alzò in piedi e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
9 Tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Dio; 10 e lo riconoscevano per colui che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta «Bella» del tempio; e furono pieni di meraviglia e di stupore per quello che gli era accaduto. 11 Mentre quell'uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.
«Lo
prese per la mano destra, lo sollevò»
Gli atti degli apostoli costituiscono una corporeizzazione del Vangelo.
L' espressione dell'episodio della guarigione dello zoppo Lo prese per la mano destra, lo sollevò contiene tre elementi da cui partire nell'esplorare la nostra corporeizzazione della scrittura.
1
elemento corporeo: MANO
2 verbi: prendere e sollevare
Attraverso
la mano esprimiamo sia la nostra personalità che la nostra attitudine a
prenderci cura (CAREZZA)
Da La
carezza essenziale che riscatta la nostra umanità di Leonardo Boff
La carezza costituisce una delle espressioni supreme della tenerezza[…] Perché diciamo carezza essenziale? Perché vogliamo distinguerla dalla carezza come puro moto psicologico, in funzione di un volersi bene fugace e senza storia. La carezza-emozione non abbraccia tutta la persona. La carezza è essenziale quando si trasforma in una attitudine, in un modo-di-essere che qualifica la persona nella sua totalità, nella psiche, nel pensiero, nella volontà, nella interiorità, nelle relazioni.
La carezza costituisce una delle espressioni supreme della tenerezza[…] Perché diciamo carezza essenziale? Perché vogliamo distinguerla dalla carezza come puro moto psicologico, in funzione di un volersi bene fugace e senza storia. La carezza-emozione non abbraccia tutta la persona. La carezza è essenziale quando si trasforma in una attitudine, in un modo-di-essere che qualifica la persona nella sua totalità, nella psiche, nel pensiero, nella volontà, nella interiorità, nelle relazioni.
L’organo
della carezza è, fondamentalmente, la mano: la mano che tocca, la mano che
consola, la mano che stabilisce relazioni, la mano che culla, la mano che porta
serenità. Ma la mano è più che una mano. È l’intera persona che attraverso la mano e nella mano
rivela un modo-di-essere affettuoso. La carezza tocca l’essere umano nel
profondo, là dove è situato il centro della persona. Affinché la carezza sia veramente essenziale dobbiamo coltivare l’io
profondo, quella ricerca del più intimo e vero in noi e non soltanto l’ego
superficiale della coscienza sempre piena di preoccupazioni

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