Death Studies e Death Education
Vorrei parlarvi oggi di un ambito culturale interdisciplinare ancora poco conosciuto in Italia, ossia i Death Studies e la Death Education (Studi sulla morte e il morire e l'educazione alla morte e al morire).
La più grande esperta in Italia di Death Studies e Death Education è la professoressa Ines Testoni dell' Università di Padova che da undici anni è direttrice dell' unico Master universitario in Italia di I livello denominato Death Studies & The End of Life: “Da quando la morte è diventata l’esito estremo di una patologia che la medicina non ha
saputo debellare, l’incontro con l’agonia viene ormai circoscritto nel territorio
amministrativo dei protocolli ospedalieri. Totalmente estraniata dalla vita familiare, genitori
e figli le dedicano i pensieri che i messaggi mass-mediatici sono capaci di evocare, senza
che sia interposta una qualche forma consapevole di barriera generazionale tra i due livelli
di fruizione. È così che i sentimenti di paura rimangono senza un dialogo all’interno del
quale indirizzare la ricerca del senso che trasformi lo spavento in riflessione. E poiché si
tratta di un terrore fondamentale per l’umano, esso vaga nomade nel limbo della
dimensione fantasmatica, difficilmente gestibile nella solitudine solipsistica. Le emozioni
sono un aspetto essenziale nella vita psicologica e la paura gioca un ruolo fondamentale
nella formazione degli atteggiamenti e nei comportamenti delle persone. In questa sede ne
consideriamo le potenzialità di trasmutazione rese possibili dall’intervento educativo, il
quale elaborando le esperienze emotive negative, attraverso processi di accoglimento,
riconoscimento e significazione, ne rendono possibile la gestione e la trasformazione
positiva. Tali opportunità permettono al soggetto di accedere agli ordini simbolici –
nell’accezione offerta a questo concetto da Umberto Galimberti (1999), secondo cui la
produzione di simboli è l’esito di relazioni che producono la consapevolezza del confronto
e dello scambio –, i quali si pongono come punti di riferimento culturali capaci di orientare
il pensiero quando si trovi travolto da situazioni di crisi. In tal senso condividiamo la
posizione psicologica secondo cui l’abbandono nel silenzio di tutto ciò che evochi
emozioni negative espone il dolore alla minaccia dell’angoscia ingestibile.”
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